Il Mondo di oggi…

Se c’è una cosa che gli ultimi anni ci hanno dimostrato riguardo le nuove generazioni, la cosiddetta generazione Z, è senza ombra di dubbio la loro innata e radicata sensibilità nei confronti delle tematiche ambientali. Un ambiente sempre più bistrattato, il cui degrado sembra sempre più prossimo a un inevitabile punto di non ritorno. I ragazzi ne sono terribilmente coscienti e non hanno intenzione di stare a guardare. È proprio cavalcando quest’ondata di sdegno globale che prendono piede gli ormai noti “Friday fo Future” e le caustiche denunce della giovane svedese Greta Thunberg.

Uno dei nemici principali sembra ormai essere il tempo. Indomabili incendi in California e Australia, esponenziale perdita del patrimonio dei ghiacciai, piogge che si tramutano in disastri incalcolabili, livelli di CO2 ingestibili. Non tutti sembrano però possedere la consapevolezza dei manifestanti della generazione Z. 300 miliardi di fondi pubblici, 19 dei quali italiani, continuano ancora oggi a foraggiare il mercato dei combustibili fossili, tra le cause primarie dell’emergenza climatica. Il tempo però, teniamolo a mente, è inclemente nella sua fredda neutralità. Vitale un radicale ripensamento del nostro stile di vita.

Come già evidenziato, l’avanguardia per quanto concerne queste tematiche è rappresentata dai più giovani: tre quarti degli adolescenti si dicono profondamente interessati e coinvolti nelle problematiche ambientali. La pandemia sembra poi aver edotto anche i più scettici: massacrare l’ambiente in cui viviamo non è di certo una scelta ponderata né per il nostro futuro, né per la nostra salute. È di pubblico dominio la stretta correlazione fra perdita di biodiversità ed espansione a tappeto del virus. Eppure, nemmeno i terrificanti scossoni che ci ha fatto esperire la recente pandemia sembrano aver destato in maniera decisiva le coscienze di tutti. Urge una soluzione.

Se focalizziamo l’attenzione per un attimo a ciò che ognuno di noi può fare all’interno della propria quotidianità per migliorare l’ambiente che ci circonda, una delle battaglie più imponenti e proficue è di sicuro quella al monouso. Basti pensare al triste primato detenuto dalle statistiche nostrane: in tutta Europa siamo tra i più grandi consumatori di acqua in bottiglia. E conseguentemente di bottiglie monouso di platica.

Poco alla volta le varie agende legislative, europee e locali, si stanno muovendo verso un progressivo divieto dell’utilizzo di alcuni materiali plastici. Si è già lungamente discusso della rinomate tassazioni sul materiale, ma pian piano ci dirigeremo tutti verso un completo blocco di questo dannoso modo di produrre e consumare. I nostri mari, una volta cristallini, traboccano di rifiuti: ben l’80% di questi sono costituiti di plastica. Noi italiani siamo addirittura in cima alle classifiche, questa volta mondiali, per quanto riguarda l’utilizzo di acque minerali. Con vendite praticamente raddoppiate nel lasso dell’ultimo decennio, surclassiamo anche Messico e Thailandia. I numeri nostri non sono più incoraggianti: 5 miliardi di bottiglie di plastica nel 2009, 10 miliardi nel 2019.

È ormai palese agli occhi di tutti, o quasi, l’impellente necessità di un drastico quanto repentino cambio di rotta. Sia nel pensare che nell’agire. Esemplare il caso delle borracce. Basta di fatti effettuare un veloce controllo presso un qualsiasi store, digitale o fisico, per rendersi conto della vertiginosa espansione di questa fetta di mercato: borracce moderne, termiche, di ogni forma e dimensione, dai connotati sempre più accattivanti.

Quali i vantaggi per l’ambiente? L’acqua, bene primario della vita terrestre, è sovente un bene, un diritto sottovalutato, dato per scontato. Eppure, fortunatamente, ancora accessibile ai più con estrema facilità: la distanza di un rubinetto. L’acqua pubblica italiana fa bene alla salute: oligominerale, estratta da falde naturali il cui residuo fisso è veramente esiguo, sottoposta inoltre a severi quanto periodici controlli. Ben maggiori di quelli riservati all’acqua in bottiglia. Tramite acqua pubblica, sia essa proveniente dal rubinetto di casa o dalla fontanella al parco, è in grado di apportare piccole grandi rivoluzioni a partire proprio dalla quotidianità del singolo: addio all’inquinamento derivante dall’imbottigliamento, dalla produzione, dal trasporto, dalla conservazione e soprattutto dello smaltimento delle bottiglie di plastica.

Autore: Matteo Nunner